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Isola d'Elba
Di
Napoleone Chateaubriand disse che era «un genio militare ma
politicamente uno stupido». Vero o falso che sia, sappiamo che
l'imperatore francese ha lasciato in quest'isola molte tracce
di sé. E ha indelebilmente trasformato il volto dell'Elba, lasciandola
carica di ricordi. Nato in Corsica e morto a Sant'Elena,
giunse qui il 3 maggio 1814 all'età di 45 anni. Vi rimase
meno di un anno, andandosene il 26 febbraio 1815. Regalò all'isola
la reggia-mignon dei Mulini, il San Martino completato da Anatolio
Demidoff, qualche strada, l'incentivo vitivinicolo e le api
del miele turistico. La sua presenza non fu insomma dimenticata.
Già nota agli antichi Greci col nome di "Aethalia" l'Isola d'Elba
ha sostenuto per secoli un importantissimo ruolo economico,
grazie ai suoi giacimenti di ferro. Ma, a parte il ferro e le
memorie napoleoniche, il vero tesoro dell'isola è nella varietà
del suo paesaggio. Una varietà che l'ha fatta amare alle migliaia
di turisti che ogni anno si riversano qui: ripide scogliere
rossastre, incise da insenature verdi e segrete e bianchissime
spiagge lambite da un mare cristallino; aspri rilievi montuosi
e dolci colline, trapuntate da celebri e generosi vigneti; la
profumatissima macchia mediterranea, intervallata da boschi
fitti e piane assolate, dove regnano le agavi e i fichi d’india;
i paesini sul mare, che spesso conservano l'atmosfera di antichi
rifugi di pescatori e quelli arroccati sulle alture, che raccontano
le incursioni dei pirati. In più, l'isola d'Elba offre una serie
di comodità e servizi che non ha eguali sulle altre isole dell'arcipelago
toscano.
Da
vedere la fortezza del Volterraio all’Elba. C'è tutto: impianti
sportivi, piscine, golf, maneggi
Gorgona, la piccola
Interamente montuosa (2,23 kmq), con macchia mediterranea,
lecci e pini d'Aleppo, è la più piccola dell’Arcipelago Toscano:
ha 300 abitanti (perlopiù detenuti) e misura poco più di 2
chilometri quadrati di superficie, in gran parte occupata
dal penitenziario. L’Isola di Gorgona dista 37 km (18 miglia)
da Livorno ed è raggiungibile in un’ora e mezzo di traghetto.
L’approdo sull’isola è possibile solo a Cala dello Scalo,
dove si trova l’unica spiaggia accessibile e l’antico villaggio
dei pescatori. Due sono le famiglie originarie dell’Isola
di Gorgona: i Citti e i Dodoli. Queste due famiglie furono
espiante dalla campagna lucchese dal governo fiorentino per
destinarle ad una specie di domicilio coatto in mezzo al mare.
Hanno sempre vissuto di pesca, riuscivano a pescare anche
3 o 4 quintali d’aragoste a settimana e 120-130 d’acciughe
che mettevano sotto sale per poi venderle in "continente".
Gli abitanti antichi dell’isola oltre al cognome, hanno in
comune una storia di duro lavoro, in contatto con il mare
che non sempre è generoso e spesso si porta via le persone
care. Cosi Dante Alighieri citò l'isola nel 23° canto
dell’Inferno:
….. Ahi Pisa, vituperio delle genti
del bel paese là dove ‘l sì sona
poi che i vicini a te punir son lenti,
muovasi la Capraia e la Gorgona,
e faccin siepe ad Arno in su la foce,
sì ch’elli anneghi in te ogni persona!
Nella maledizione dantesca viene auspicato lo spostamento
delle isole di Capraia e Gorgona verso la foce dell’Arno in
modo tale da provocarne l’ostruzione e la morte per inondazione
di tutti i Pisani.
Colonia agricola penale dal 1869, Gorgona è poi considerata
l’"Isola felice" del nostro sistema carcerario. I detenuti
svolgono mansioni d’ogni tipo e possono spostarsi in ogni
parte dell’isola sotto l’occhio della Penitenziaria. Durante
la notte sono riaccompagnati nelle loro "celle". Questo fa
dell'isola di Gorgona una lodevole eccezione nel sistema carcerario
italiano oltre che un luogo dove si possono riconoscere i
segni delle successive colonizzazioni umane, dagli etruschi
ai romani, fino ai monaci benedettini nei primi secoli dopo
Cristo.
La
più piccola e rigogliosa delle isole dell'arcipelago.
Isola di Pianosa, guardie e ladri
Già l'imperatore Augusto mandò qui in esilio Agrippa Postumo,
nella villa romana di cui sono riemersi recentemente i resti.
Colonia penale prima, carcere di massima sicurezza oggi, la
storia dell'isola è intrecciata con la vicenda carceraria
italiana. Tuttora l’isola ospita il penitenziario e si può
sbarcare soltanto con un permesso del Ministero degli Interni
o per fondati motivi dovuti alla navigazione. La sua popolazione
è quindi formata soltanto da detenuti e da guardie. Con le
catacombe più importanti a nord di Roma, la Villa Romana di
Agrippa, il Sanatorio di Punta Marchese dove fu confinato
anche Sandro Pertini, una flora e una fauna caratterizzate
da molteplici rarità dovute ad un’evoluzione “in isolamento”
e un eccezionale flusso migratorio, quest'isola gode delle
potenzialità rappresentate delle strutture del carcere, intese
come “monumento” moderno della storia del nostro paese che
va dai briganti della Maremma ai prigionieri austriaci per
arrivare agli anni di Piombo e alle stragi di mafia. Nella
parte chiusa, si trovano le baie e scogliere tra le più belle
di tutto l’Arcipelago Toscano.
Colonia
penale prima, oggi carcere. Tra gli "ospiti" Sandro Pertini.
Max 100 turisti al giorno per ragioni "ambientali"
Giannutri e la leggenda della vedova
Marietta
Giannutri è la più meridionale delle isole dell'arcipelago
toscano: situata a 14 km. a sud-est del Giglio e 14 km. a
sud dell'Argentario, con una superficie di 2,62 kmq., si presenta
piuttosto piatta, a forma di mezzaluna, con terreno di natura
calcarea e coste rocciose e scoscese. Chiamata Artemisia
dai greci e Dianium dai romani, non ebbe mai una vera e propria
storia autonoma dal Comune del Giglio, a cui appartiene ancora
oggi. Gli accenni più antichi li troviamo nella Naturalis
Historiae di Plinio il Vecchio che, in una nota sulle
isole, cita Artemisia come isola primitiva, e nell'opera De
chorographia di Pomponio Mela, geografo latino, che cita Dianium
come prima isola passata la bocca del Tevere. I romani abitarono
l'isola e tutt'oggi sono visibili interessanti resti di una
villa del I-II sec. d.C., che le antiche cronache ricordano
appartenuta ai Domizi Aenobarbi. Nel XVI secolo, sconfitta
ed occupata da Carlo V la Repubblica Senese, Giannutri fu
dichiarata pertinenza spagnola e tale rimase sino ai primi
del '700. I presidi, tra i quali quello di Orbetello, di cui
faceva parte l'isola, covo di pirati e loro posto favorito
per agguati, caddero nella successiva guerra con i francesi;
i tedeschi scacciarono gli spagnoli e governarono i luoghi
sino al 1735. Nella pace del 1736 il presidio di Orbetello
fu ceduto a Carlo di Borbone, Re di Napoli. Con il contratto
di Luneville del 1801, Giannutri diventò pertinenza del Regno
d'Etruria, creato da Napoleone per Ludovico di Borbone. Passò,
poi, al Granducato di Toscana ed, infine, nell'anno 1860 viene
annessa al Regno d'Italia. Nel 1861 vi fu impiantato un faro,
e Giannutri, rimasta per molto tempo deserta, finalmente si
animò con la presenza della famiglia del farista. Con Regio
Decreto del 1865 il ministro Quintino Sella regalò l'isola
al Comune del Giglio, che ne aveva fatto richiesta per costruirci
una colonia agricola. Nel 1911 il Comune del Giglio decise
di vendere l'Isola, che fu acquistata dalla Principessa Ernestina
dei Principi Scaletta. Da questa Giannutri passò dapprima,
fittiziamente, alla sorella Elena, e poi al fratello principe
Rufo Ruffo Della Scaletta. Nel 1959, alla morte del principe
Rufo, l'isola fu ereditata dalla contessa Ernestina Von Schoenborn
e dal figlio conte Carlo.
Il resto è storia dei giorni nostri. Dapprima, negli anni
'60, la lottizzazione; poi il fallimento delle società costruttrici
e l'abbandono a se stessi dei proprietari di immobili, costretti
a provvedere a tutti i propri bisogni, dal trasporto di persone
e materiali alla produzione di energia elettrica, dalla raccolta
dei rifiuti alla distribuzione dell'acqua potabile. Oggi,
diffusa la moda dei parchi nazionali, Giannutri è tornata
all'attenzione degli Enti Statali e del grande pubblico, e
si è vista ricomprendere all'interno del Parco Nazionale dell'Arcipelago
Toscano.
Giannutri ebbe anche il suo Robinson Crusoe: Gualtiero Adami,
capitano garibaldino, che all'isola approdò nel 1882, insieme
al fratello Osvaldo. I due l'avevano presa in affitto con
l'intento di coltivarla e produrre della calce. L'impresa
però fallì e Osvaldo scelse di tornare in continente, mentre
Gualtiero si fece raggiungere dalla giovane nipote Marietta.
L'uomo, giunto a Giannutri malato di polmoni, guarì e visse
fino oltre 80 anni. Evidentemente gli furono di giovamento
il sole, il mare e le cose buone della natura. A lui si devono
i primi scavi della villa romana di cui sfruttò alcuni locali
utilizzandoli come alloggi per sé e la sua donna. L'Adami
morì nel 1922 e fu sepolto al Giglio, mentre la Marietta sola
con i ricordi della sua passione, ha presto abbandonato l'isola
per andare a vivere presso dei parenti sul continente. I
pescatori del Giglio raccontano che di notte la si può ancora
vedere mentre vaga sulla scogliera, lanciando grida disumane,
con lo sguardo rivolto al Giglio dove giace il suo amato Gualtiero.
Mini
crociere giornaliere e mare limpidissimo
Giglio, al centro delle rotte
Colori, sapori e Storia, ecco in sintesi l’Isola del giglio.
Un'Isola che deve alla sua posizione "strategica" l'origine
della sua storia. Già abitata dall'età della pietra e successivamente
scelta dagli Etruschi come avamposto militare, il Giglio visse
uno dei momenti di maggior splendore sotto il dominio Romano
della Famiglia dei Domizi Enobardi, come punto di passaggio
obbligato lungo le rotte mediterranee. E' rimasta commercialmente
vitale almeno sino al primo Medioevo. Forte e deciso è il
potere esercitato dalla Repubblica Marinara di Pisa che, grazie
alla fortificazione fatta erigere nel corso dell'XI secolo,
mantiene l'effettiva influenza sull'isola fino al XV secolo
quando si afferma la potenza fiorentina. Le singolari vicende
dell'Isola annoverano anche una serie di lunghe e terribili
incursioni che vanno dai pirati saraceni, notissimo quello
del pirata Barbarossa (1544), alle navi di assaltatori tunisini.
L'isola del Giglio si raggiunge con traghetti quotidiani che
partono quotidianamente da Porto Santo Stefano.
Adatta
a qualsiasi tipo di turismo, spiagge e acque incantevoli.
Da vedere la macchia mediterranea
Capraia, ex colonia penitenziaria
Già frequentata da fenici, greci ed etruschi, quest'isola
(19,26 kmq) è stata sede di un penitenziario (1873 1986).
L'isolamento ha conservato l'ambiente, che vanta specie rare
quali il ranuncolo d'acqua e il falco pellegrino. Dopo la
caduta dell'impero romano l'isola si spopolò, soprattutto
a causa delle incursioni piratesche, divenendo così, nei primi
secoli del cristianesimo terra d'elezione di eremiti ed anacoreti.
Fu conquistata dai Saraceni, dai Pisani e dai Genovesi che
nel sedicesimo secolo costruirono , a picco sul mare, il Forte
di San Giorgio. Nel 1873, un terzo della superficie dell'isola
fu utilizzata come colonia penale agricola e preclusa ai suoi
abitanti. La colonia è stata chiusa nel settembre del 1986
liberando così l'intera superficie. Altri luoghi di interesse
storico culturale sono la Chiesa dell'Assunta, la Chiesa di
S.Nicola e del Sacro Cuore di Gesù, la Chiesa e Convento di
S.Antonio, la Chiesa di S.Stefano alla Piana, la Torre dello
Zenobito e la Torre della Teglia. La vegetazione è costituita
in gran parte da macchia mediterranea: rosmarino, mirto, corbezzolo
ed erica arborea. Sono presenti anche specie tropicali quali
i fichi d'india e le àgavi. Abbondantissime le fioriture di
ranuncolo d'acqua e degli asfodeli. Caratteristica dell'isola
sono le bocche di leone e una varietà di orchidea nana. La
componente faunistica è rappresentata principalmente dagli
uccelli: berte, marangoni dal ciuffo e sopratutto gabbiani.
Svernano sull'isola la beccaccia e il martin pescatore. Presenti
anche alcuni rapaci come il falco pellegrino, il falco pescatore,
il gheppio e la poiana. Nel periodo della migrazioni sostano
sull'isola gli aironi. Seguendo la rotta delle balene si arriva
a Capraia.
Adatta
per sub, trekking, canoa...
Montecristo, accesso (quasi) vietato
L'ambiente naturale dell'isola è rimasto intatto ed è ancora
lo stesso che accolse l'eroe del celebre romanzo di Alexandre
Dumas Il Conte di Montecristo. Nel 1971 è stata dichiarata
Riserva naturale sulla base di un accordo fra il Ministero
della Marina Mercantile, il Ministero delle Finanze e il Ministero
dell’Agricoltura. In seguito, l’isola è anche stata proclamata
Riserva Naturale Biogenetica dal Consiglio d’Europa. Pertanto
l’accesso è rigorosamente vietato al pubblico e consentito
esclusivamente, previa autorizzazione, per ragioni di studio
o per escursioni naturalistiche guidate. Inoltre, nel tentativo
di favorire la conservazione dell’importante ambiente marino,
intorno all’isola è stata creata, nel 1979, una Riserva Naturale
Marina che protegge la costa per una fascia di 500 metri,
all’interno della quale sono espressamente vietati transito,
pesca e balneazione. L’approdo all’isola avviene alla Cala
Maestra. Isola selvaggia e disabitata, coperta di macchia
mediterranea, costituisce un importante luogo di rifugio e
di riposo per gli uccelli migratori. Estesa per circa 10 km2,
l'Isola è una delle isole più inaccessibili e selvagge dell'intero
Arcipelago.
Resa
famosa dal celebre romanzo di Dumas
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