MAPPA DEL POLLINO
Vi segnaliamo alcuni passaggi, storici o naturali, che rendono il Parco Nazionale del Pollino un luogo unico, sia per le modalità attraverso cui è avvenuta la colonizzazione umana sia per la complessa stratificazione di culture e genti abituate a vivere qui da secoli.


L’avvicendarsi di popoli ha determinato qui una stratificazione storica e culturale davvero straordinaria: al Pollino ci sono segnali della presenza dei Greci e dei Romani e successivamente dei Longobardi, dei Saraceni, dei Bizantini e infine dei Normanni e degli Spagnoli, fino all’Unità d’Italia a alla lunga vicenda dell’emigrazione oltreoceano. Tutto questo è il Pontino, un Parco che parla il linguaggio di più storie, di una forma di globalizzazione culturale ante-litteram. Cominciamo, tra le popolazioni che qui sono passate, con i greco-bizantini arbëreshë, di origine albanese, sfuggiti agli ottomani e insediatisi qui nel XV secolo.

Gli arbëreshë
Le comunità albanesi arbëreshë raccolgono circa 90.000 persone nelle regioni del Meridione. Nonostante siano una minoranza, continuano a manifestare le loro usanze attraverso riti greco-bizantini. Tra i più suggestivi c'è la festa del santuario della Stella, che si svolge la seconda domenica di Maggio a San Costantino, con un rogo di pupazzi in cartapesta. La messa si celebra nella liturgia bizantina di San Giovanni Crisostomo. Il rito si caratterizza per la consacrazione fatta con il pane ed il vino, per somministrazione del battesimo insieme alla cresima e all'eucarestia e per l'uso liturgico dell'icona. Tra le ricorrenze religiose in rito, la più importante è la Pasqua, dove viene messa in scena la resurrezione di Cristo, e anche la lotta epica per l'indipendenza condotta dall'albanese Skandenberg. Nelle Chiese si notano la "fonte" battesimale, adatta al battesimo per immersione, e l'iconostasi.

I ritrovamenti preistorici
Uno dei siti più antichi e più importanti d’Europa è la Grotta-Riparo del Romito, vicino a Papasidero. All’esterno della grotta sono stati rinvenuti dei reperti risalenti al Paleolitico Superiore che, sulla parete di un masso calcareo, riproducono l'incisione di un bove, di un grosso toro. A fianco, sempre durante gli scavi archeologici, sono state ritrovate delle sepolture ben conservate, costituite da resti scheletrici di individui di bassa statura. Di notevole importanza è anche un altro sito nelle località di Timpone della Motta e Macchiabbate, a Francavilla Marittima. Nella prima località è stato individuato un abitato indigeno preesistente all’arrivo dei coloni achei che fonderanno Sibari nel 720 a.C. Nella seconda località si estende un’importante necropoli, connessa al vicino abitato, che ha restituito ricchi corredi funerari. A San Donato di Ninea, la grotta di S. Angelo ospita una chiesa ipogea, riferibile al V-VI sec. d.C., dove si trovano conservati affreschi, altari, colonne e opere architettoniche. Nei pressi di San Sosti, è stata rinvenuta invece n’ascia votiva in bronzo dedicata ad Era, attualmente conservata al British Museum di Londra. Sono note nel territorio di Valsinni e di Cersosimo delle cinte murarie a valenza difensiva riferibili al IV secolo a.C.


L'habitat del parco
Una delle caratteristiche che più colpiscono chi metta per la prima volta piede al Pollino è la morfologia delle montagne, quell'insieme di sabbie e argille solide (flysh) risalenti a 5 milioni di anni fa, dovute ai sedimenti marini. Il flysh, bianchissimo, depositato attorno al massiccio, ha consentito la formazione di declivi che i torrenti hanno inciso trasportando i detriti a valle. Ma, accanto a questa conformazione geologica del paesaggio, un'altra caratteristica che colpisca il visitatore è il numero e l'estensione eccezionale di praterie d'altissima quota, distribuite sul massiccio e sui rilievi dell'Orsomarso. Bellissimo è l'anfiteatro glaciale dei Piani di Pollino, segnato dalla presenza di morene e stretto tra le montagne del Parco.


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