IL
BIANCO PALLORE DELLE DOLOMITI
Il
Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi deve la sua
nascita a personaggi leggendari come l'ispettore Alessandro
Merli, che a metà anni 70 acquisì allo Stato i primi 17
mila ettari dell'area, o il giornalista bellunese Piero Rossi
e lo scrittore Piero Rovelli che cominciarono allora una meritoria
opera di sensibilizzazione presso le popolazioni locali. Perché
senza di loro, il Parco non sarebbe mai nato e quest'area si
sarebbe trasformata con ogni probabilità in una sorta di luna
park per gli sport invernali, con parcheggi, piste, megastrutture.
L'ambiente ne sarebbe stato irremediabilmente deturpato. E le
popolazioni locali non avrebbero colto le potenzialità delle
aree protette e sarebbe rimasta convinta che natura e reddito
siano inconciliabili, niente di più sbagliato.
Certo
è che solo nel 1993 la loro campagna di stampa giunse a compimento.
Una delle caratteritiche che saltono agli occhi di queste Dolomiti
è lo strano pallore che infondono le cime: un pallore che è
riflesso di una roccia più bianca e più fredda di quella delle
Tre Cime di Lavaredo. Un pallore che pare fondere i segreti
della montagna e della lice, guardati a certe ore della giornate.
Il parco, miracolosamente scampato all'aggressione delle sciovie
e degli hotel invernali, comprende zone di media e alta montagna,
fra cui spiccano le vette dello Schiarà (m 2565), del
Sass de Mura(m 2550), del Pavone (m 2335) e del
Pizzòn ( m 2240). Nell'area convivono ambienti e culture
diverse: i piccoli centri situati nelle zone che si affacciano
sulla Valle del Piave (Feltrino e Bellunese), per esempio,
si differenziano da quelli agordini o della Val di Zoldo,
che presentano caratteristiche climatiche e geologiche del tutto
differenti. Come diverse dalle tre Cime di Lavaredo sono
le Dolomiti Bellunesi, chiamati "monti pallidi" per il candore
e la freddezza delle loro rocce. Le zone più elevate e gli altipiani
sono i luoghi di massimo interesse naturalistico, ma sono degne
di nota anche i fondo valle e le zone turisticamente più accessibili,
ricche di torrenti e distese di verde. La stagione estiva, caratterizzata
da abbondanti fioriture, è sicuramente la più adatta per apprezzare
la bellezza di questi luoghi.
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